Secolo d’Italia,
sabato 26 giugno, pag. 17, Eterno Ritorno
Imre
Toth, se la matematica è
come Madame Bovary
di Giancristiano Desiderio
Sapete perché la matematica è una scienza
esatta? Perché parla di cose che non esistono. Non
lo dico io, ma uno dei più grandi matematici del
nostro tempo: Imre Toth. “Mi sono reso conto che,
da questo punto di vista, la matematica si può comparare
piuttosto all’arte, perché ci sono solo due
forme di sapere esatte: gli Elementi di Euclide e Madame
Bovary di Flaubert. Sembrerebbe una boutade, ma non lo è”.
Per Imre Toth, dunque, la matematica è un atto di
creazione dell’uomo. È la stessa idea di Giambattista
Vico. Anche se il matematico rumeno non cita il filosofo
napoletano. Almeno non lo cita in questo suo utile libro-confessione
«Matematica ed emozioni», pubblicato dalla Di
Renzo Editore. Ma perché la matematica per Toth va
comparata con l’arte? Prendete un triangolo con tutte
le proprietà indicate da Euclide. Le proprietà
non indicate, ad esempio se la figura geometrica sia rossa
o verde, non sono proprietà del triangolo, e dunque
non esistono. La matematica in questo caso viene detta scienza
esatta perché descrive esattamente il triangolo.
Disegnate un cerchio sulla lavagna: per quanto ben fatto
non sarà perfetto come il cerchio perfetto che avete
in testa, come l’idea del cerchio. Ora proviamo a
pensare a Madame Bovary. Com’era? Nessuno ce lo può
dire se non Flaubert. Anzi, il romanzo di Flaubert. “Madame
Bovary è esattamente come l’ha descritta Flaubert
nel suo libro e non altrimenti”, scrive Toth, “quella
è Madame Bovary, e nessuno può introdurre
nel libro alcuna variazione: non possiamo scrivere che il
13 maggio del 1830 Madame Bovary portava un rubino al collo.
Non lo possiamo fare e non possiamo negare qualcosa che
è scritto nel testo di Madame Bovary. Perché
non possiamo farlo? Perché l’autore ha descritto
in modo perfetto il suo personaggio: l’ha creato lui.
La stessa cosa avviene con la matematica: “Similmente,
esiste una scienza, la più vecchia di tutte, l’unica
scienza esatta, che ha la stessa struttura ontologica di
un romanzo, con la differenza, nel contenuto, che Madame
Bovary tratta di sentimenti umani e la matematica no”.
Per questa via si giunge là dove il luogo comune
non penserebbe minimamente di arrivare: arte e matematica
condividono lo stesso statuto ontologico. La matematica
è più vicina all’arte, piuttosto che
alla fisica o alla biologia. “La parola precede il
suo oggetto” dice Toth. I numeri immaginari non esistono,
proprio come non esiste Emma Bovary. Certo, si può
discutere su questa non-esistenza dei numeri immaginari
e della Bovary: si tratta di due non-esistenze diverse.
Ma nessuno ha mai incontrato un numero immaginario come
nessuno ha mai conosciuto la Bovary. Tutti, però,
possono studiare la teoria del mondo dei numeri immaginari
e tutti possono leggere il romanzo di Flaubert. Sia la teoria
che il romanzo descrivono esattamente la loro creazione.
La matematica si può interpretare come un romanzo.
Fa parte dello spirito umano e “lo sviluppo della
coscienza della libertà” ha luogo anche nel
dominio della matematica.
La funzione della matematica è proprio quella della
creazione. Appare davvero paradossale e bizzarro alla coscienza
comune, che è abituata a pensare alla matematica
come al regno delle regole ferree. Ma non c’è
forse la geometria euclidea e quella non-euclidea? E la
seconda non è il mondo della prima visto e creato
a partire da tutt’altro principio? Proprio così.
Eppure, come è legittimo il primo mondo, quello euclideo,
così è pienamente legittimo il secondo mondo,
quello non-euclideo. Avviene in matematica ciò che
avviene nella vita quotidiana: c’è chi crede
in Dio e chi non crede. Legittima è la prima posizione,
ma altrettanto legittima è la seconda posizione.
Tutte e due hanno un’origine: la libertà umana,
che altro non è che la capacità di creare
mondi. L’uomo per Toth è libero perché
sa dire no. Per Nicola Cusano, “maestro” di
Toth, la negazione è la più alta espressione
della libertà umana. L’atto creativo passa
attraverso la negazione, ossia la capacità di creare
alternative, di immaginare numeri e figure come se fossero
Emma Bovary.